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NOTE CRITICHE
50 anni di appunti e contrappunti
La sua attività artistica si è concentrata nella costante ricognizione
di nuove tecniche e nuove possibilità espressive che prevedono sempre
la dilatazione dell'immagine, nell'assillante approfondimento di
temi e valori che scoprono inedite soluzioni cromatiche.
Le sensazioni vengono trasportate di volta in volta in un disegno,
in una scultura, in un dipinto, o in un arazzo le cui forme, attraverso
volumi bloccati dialoganti con lo spazio, eccitano lo sguardo.
Tutto ció muove dal bisogno insopprimibile di liberarsi dalla soggezione
alla realtà apparente, poi dall'ansia di giungere ad una comprensione
totale della realtè permanente spogliata dall'accidentale e dal
contingente.
Giuseppe Appella - 1999
Un'esplorazione cosí appassionata eppure cosí
sobria, elegante, chiusa in un non-colore che poi è in realtà
una partitura che diresti orientale di colori raffinatissimi, asserragliati
in uno sviluppo che comprende neri prepotenti e bianchi sporchi,
calcinosi, e in mezzo, catrami, ruggini, i ton-sur-ton di ferri
e bronzi, grigi e verdi marcescenti, azzurri pallidi, come dilavati,
questa sorta di pathos e brutalità che ha dalla sua una costellazione
di riferimento che comprende Masaccio e Roualt, Dubuffet e Kline.
Marco di Capua - 1997
Enrico Accatino, estraniato ed estraneo alla
vertigine e al clangore artistico e critico di questo sempre piú
urlato '900, è un uomo coerente, artista coerente che non ha mai
attraversato nessun "ismo"
Accatino celebra l'apoteosi del modulo circolare nelle sue varianti
ad anello e a disco. L'essenzialità delle forme domina, il colore
diviene peso e lo spazio dell'opera è determinato dal connubio di
forma e colore, ambedue ricondotti ad una pregnante elementarità
di cui solo Burri ha saputo dar prova nelle opere degli ultimi anni.
Giorgio Di Genova - 1991
L'opera di Accatino non cessa di sorprendere
per la qualità di ogni risultato, e per la coerente meditazione
che sta a monte di ogni ciclo di lavoro.
E' uno di quegli artisti nei quali la maturazione della ricerca
e dell'aderente linguaggio è cosí complessa e comprensiva da includere
nella sua attività ogni forma d'arte, ciascuna conseguente e attinente
all'altra.
Sandra Orienti - 1976
Uno degli esiti piú sorprendenti di questi arazzi
"spaziali" di Accatino è la loro qualificazione materiologica,
in senso diverso dalla flessione pittorica del mezzo, puntando invece
proprio sulla determinazione delle soluzioni tecniche…di qui, dunque,
una grande ricchezza di risultati figurali, voglio dire, di veri
e propri punti di arrivo, al di là, infine anch'essi di un semplice
rinnovamento della tradizione dell'arazzeria.
Enrico Crispolti - 1970
L'incontro con Accatino è uno di quelli che
non si prevedono, e che arrivano improvvisi a destare e a illuminare
su una natura generosa, su un raro esempio di dignità morale e intelligente
consapevolezza…
Lara V. Masini 1962
Accatino non saprebbe esprimere in formule il
perché di questi grigi o di questi rossi, né il perché di questi
netti contrasti di chiaro e di scuro o di tese, riarse superfici-luce
e densi, pesanti, grumi di materia.
Corrado Maltese - 1960
Accatino vuole far tabula rasa di tutto ció
che è lontano ricordo di materialità, di un peso, di una sospensione,
di uno spazio, in maniera tale che sia la pittura a raccontare le
sue avventure, e non il pittore.
Da ciò nasce la necessità di fare uso di pochi materiali coloranti
scarniti a tal punto da essere talvolta limitati ai soli rapporti
di bianco e di nero, al loro esprimersi col puro essenziale.
Antonio Marasco - 1959
Enrico Accatino, questo sobrio, onesto, testardo e aperto artista
(non a caso è un ligure-piemontese), ha un senso antico, religioso
e plenario della vita, che possiede con con drammatica fiducia nell'intero
suo ciclo: dalla nascita alla morte.
Lorenza Trucchi - 1957
C'è, in Accatino, un rapporto intimo e connaturato
fra vita come esperienza e rappresentazione come resa, ch'è la nota
piú viva della sua pittura: di qui quella volontà plastica sempre
piú portata ad una estrema severitè di colore che spinge il suo
temperamento inquieto a non appagarsi mai del frammento, anche solo
per studio o per bozzetti, ma a cercare la composizione vasta, ad
aver bisogno a volte dell'affresco.
Michele Prisco - 1957
Quale origine, quale collocazione dare ad Accatino?
Neo-realista? Solitario antimodernista? Raffinato decadente in odor
di avanguardismo cosmopolita?
Marcello Venturoli - 1953
In tempi di ghirigori e di eleganze, di
continui tentativi nelle direzioni piú disparate, l'esempio di Accatino
ci sembra importante. Egli non appartiene a nessuna tendenza, a
nessun gruppo. Ma i suoi temi sono sociali poiché fa parte della
sua poesia, della sua natura, l'uomo che lavora nel mare o nei campi,
nella città o nei paesi. Egli si riallaccia con queste sue opere
ai grandi artisti del passato. A coloro soprattutto che hanno avuto
cuore e sangue da vendere.
Gino Montesanto - 1952
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